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Wolfgang Volz: l’istante decisivo di Christo e Jeanne-Claude

Wolfgang Volz, pensi che la figura del fotografo sia fondamentale nel sistema Christo?

Sì, il mio lavoro è sicuramente una parte importante dei progetti di Christo e Jeanne-Claude. È fondamentale nel senso che partiamo sempre dalla fotografia e, sulle immagini, creiamo la base visuale su cui poi viene sviluppato il progetto vero e proprio.

Le opere di Christo vengono smantellate dopo un certo periodo di tempo. Sei tu, con le tue fotografie, a fermare il momento: è questo il tuo modo di interpretare l’istante decisivo?

Ovviamente, come dici tu , grazie alla fotografia viene conservato nel tempo il lavoro di Christo e Jeanne-Claude. Senza la fotografia, il progetto scomparirebbe del tutto non appena smantellato. Per questo motivo la fotografia è parte integrante del sistema Christo, come lo hai definito tu.
Per quanto riguarda il momento decisivo, direi che è intrinseco nell’opera d’arte. Queste opere, infatti, sono assolutamente uniche e vengono realizzate una sola volta. Non vengono mai ripetute, non vengono mai installate in un altro luogo o in un altro contesto. Penso sia il lavoro stesso il momento decisivo.

Senza la fotografia, il progetto scomparirebbe del tutto non appena smantellato. Per questo motivo la fotografia è parte integrante del sistema Christo.

Sono opere che si inseriscono nel paesaggio: che cosa ha di diverso una tua fotografia rispetto ad una fotografia scattata dal pubblico?

Ho trascorso parecchi anni, decenni, lavorando sui progetti di Christo e Jeanne-Claude. The Mastaba ad Abu Dhabi, per esempio, è un progetto del 1977, ha trentasette anni. Ho quindi una profonda conoscenza di queste opere, una conoscenza che va oltre l’opera in sé. Include la geografia, la luce, il tempo e molte altre componenti. Le mie fotografie non sono mai istantanee accidentali, ma sono composizioni pianificate a lungo. Molte di loro si potrebbero definire premeditate. Inoltre, dopo giorni di lavoro, spesso cerco di liberarmi di tutto questo studio, e lascio parlare il mio stomaco. Devo dire che questo mix rende il risultato finale molto emozionante.

L’opera di Christo viene progettata anche in funzione della fotografia che tu scatterai, o sono processi indipendenti?

Come sai, Christo usa molte fotografie per i suoi collage e per i suoi bozzetti. Si può dire che i lavori non vengono progettati secondo la fotografia, ma con la fotografia. Le fotografie dei luoghi in cui vengono realizzate le opere diventano, molto spesso, parti fisiche inserite nei collage.

Si può dire che i lavori non vengono progettati secondo la fotografia, ma con la fotografia.

A che punto è il progetto Over the River? Quando sarà completato?

Christo ha pensato di installare 42 chilometri di pannelli argentati sospesi sopra il fiume Arkansas, esattamente tra Salida e Canon City, nel centro-sud del Colorado. Il progetto prevede che i pannelli siano esposti lungo il fiume Arkansas per due settimane consecutive, nel mese di agosto. In questo momento, a causa di alcuni contenziosi legali, il progetto è rinviato. Si tratta di attendere una sentenza del Tribunale Federale.

E’ stato aperto un sito internet in cui è possibile seguire l’evoluzione di Over the River: è un nuovo modo per Christo di condividere i suoi progetti?

Internet ha già svolto un ruolo importante nel 2005 quando Christo e Jeanne-Claude hanno lavorato su The Gates, a Central Park. Naturalmente cerchiamo di usare i vantaggi del web e della condivisione, per quanto possibile. Questo significa anche pubblicare le fotografie sui siti internet. E naturalmente questo è un nuovo modo di usare le immagini. Ma, come ho detto prima, la fotografia ha sempre svolto un ruolo centrale nel lavoro di Christo e Jeanne-Claude.

Quali tipi di mercato hanno le tue fotografie?

Oltre alle pubblicazioni per i progetti editoriali di Christo e Jeanne-Claude, vendo le mie fotografie in piccole edizioni di grande formato, sono tirature che partono da 3 e arrivano a massimo 25 copie, e che a volte possono misurare fino a 160 x 300 centimetri.

Tu sei anche direttore tecnico delle opere di Christo e Jeanne-Claude. Trovi che un’opera d’arte, oggi, debba essere concepita con occhio fotografico?

L’occhio fotografico è molto utile in fase di progettazione, riesce a fare immaginare il modo in cui il progetto artistico apparirà nella realtà. Ma al di là di questo, la capacità organizzativa necessaria per svolgere il mio lavoro di fotografo mi ha aiutato enormemente anche a risolvere le sfide tecniche dei progetti di Christo e Jeanne-Claude.

La capacità organizzativa necessaria per svolgere il mio lavoro di fotografo mi ha aiutato enormemente anche a risolvere le sfide tecniche dei progetti di Christo e Jeanne-Claude.

Le tue fotografie documentano il lavoro di Christo e Jeanne-Claude o lo interpretano?

In realtà, entrambe le cose. Durante il processo che porta alla realizzazione dei progetti, scatto centinaia di fotografie, ma le scatto nella mia mente, con gli occhi chiusi. Queste fotografie mentali sono molto precise, contengono quasi tutti i dettagli dell’opera. Ed è come se fosse un lungo elenco di dettagli che trattengo per me, resta privato. Poi, quando il progetto è realizzato, esco ad esplorare con gli occhi. Vado alla deriva, come in un sogno. E’ ovvio che queste fotografie sono sempre un’interpretazione del lavoro.

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