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Wayne Maser: sono un collezionista di esperienze

Wayne Maser, riesci a mantenere un alto livello di qualità producendo così tanto?

È davvero difficile, questo è il problema. Ci stavo pensando l’altro giorno. Ho iniziato a lavorare in America, sono cresciuto nel mondo americano dove lavorare significa perfezionare ogni giorno qualcosa di sempre più specifico, le variazioni sono limitate. Insomma, se vuoi fare le riviste, impara a fare sempre meglio le riviste, questo è quello che mi è stato insegnato.

Che cosa faresti se la tua creatività fosse in qualche modo limitata a causa dei ritmi delle pubblicazioni?

Andrei in pensione. Mi prenderei del tempo libero, andrei via per un po’ e non mi occuperei di fotografia. Mi prenderei delle pause dalle riviste. Oppure cambierei la mia vita. Il cambiamento è necessario.

Quando un tuo lavoro nato per l’editoria entra diventa un oggetto da collezione, diventa un libro, entra in una galleria, che cosa pensi?

Per me fare fotografia vuol dire scattare la foto. Il divertimento sta in quel momento. Quando vedo alcune mie foto, a volte non le riconosco nemmeno. Qualche giorno fa stavo passeggiando fuori da un bar quando ho visto questa foto e ho pensato “avrei voluto scattarla io”. Il giorno dopo, passandoci di nuovo vicino, mi sembrava davvero familiare e solo il terzo giorno ho realizzato che quella era realmente una mia foto. Quindi la mia relazione con il mio lavoro sta nel momento dello scatto, quel che succede in seguito mi riguarda poco.

Per me fare fotografia vuol dire scattare la foto. Il divertimento sta in quel momento.

La fotografia è usa e getta, così come ha intitolato la tua mostra ‘Disposable’ a Roma?

Per quella mostra, abbiamo stampato le fotografie su un incarto che rappresentava qualcosa di usa e getta, di veloce, di immediato. Per me è “il momento” della fotografia che trovo interessante, divertente, poi le cose passano e diventano altro.

Fare fotografia deve essere divertente?

Per me sì, deve esserlo. È divertente e penso sempre “vorrei che fosse ancora più divertente”. Il divertimento, o in termini migliori, l’esperienza della fotografia, è il momento in cui scatti la tua foto.

Che cosa fai quando ti annoi?

Cerco di fare cose diverse ogni giorno, ho uno stile davvero eclettico, anzi, non ho uno stile preciso e non ci tengo ad averlo.

Ho uno stile davvero eclettico, anzi, non ho uno stile preciso e non ci tengo ad averlo.

Anche la fotografia di moda è divertente?

Non saprei. Non faccio più così tante fotografie di moda. Voglio dire, a volte lavoro con mia moglie ma non la considero fotografia di moda. Trovo che la fotografia di moda al giorno d’oggi sia estremamente ripetitiva. La trovo immatura.

Che cosa bisogna imparare per essere un professionista oggi?

Vedi, ho iniziato molto tempo fa non so che cosa si deve imparare oggi. Davvero non lo so. Sono troppo lontano da ciò che significa diventare un grande fotografo o un buon fotografo, o addirittura un fotografo che lavora e non so quali lavori saranno grandi, quali rimarranno, non so nemmeno che cosa sia importante oggi. Niente sembra davvero durare a lungo.

Tu che cosa hai imparato?

Io sono un collezionista di esperienze, la gente è collezionista di oggetti. Ho imparato che la mia vita è sempre stata basata su andare in un posto e vedere le cose.

Bisogna studiare per fare buona fotografia?

Ho avuto un ottimo istruttore, sono andato a scuola di arte di fotografia e il mio insegnante era solito associare la fotografia alla cucina. Diceva “una buona fotografia si può gustare”. Certe persone hanno buoni occhi e forse li puoi aiutare ad esplorare le loro visioni. Ma non so davvero se si possa insegnare a fare fotografia, non so come funziona.

E puoi insegnare ad osservare il mondo?

Quella è una cosa che nasce da te. Il mio assistente adesso è un corrispondente di guerra, mi telefona e io amo parlare con lui ogni giorno. Stavo pensando di diventare un corrispondente di guerra ma penso che sono troppo vecchio per partire. Sai, è come se il mio paracadute fosse legato alla vita e alle esperienze delle persone che incontro e con cui parlo, quelle persone con le quali per un giorno o due condivido un’esperienza e che non posso veramente conoscere, ma posso farmene almeno una idea.

È come se il mio paracadute fosse legato alla vita e alle esperienze delle persone che incontro e con cui parlo.

Perché hai iniziato questo lavoro?

Credo di avere avuto una ragazza che era appena uscita dall’università, ha iniziato a fare mostre in una galleria e ho pensato “potrei fare la stessa cosa”. Stavo studiando e utilizzavo una piccola vecchia macchina fotografica, ho iniziato a scattare e senza accorgermene stavo facendo foto, immagini, ritratti, cose così. Una cosa tira l’altra.

I soldi hanno cambiato il tuo modo di lavorare?

Non averli rende il lavoro più difficile, averli lo rende più facile. Di base, lavoro per quelle riviste che hanno soldi.

Ma il denaro ha cambiato il tuo modo di lavorare, la tua creatività?

Vedi, se accetti di fare qualcosa e vieni pagato, devi portare a termine ciò per cui qualcuno sta pagando. Io non sono mai stato molto bravo a fare quello che mi veniva chiesto. Non ho mai capito come le persone possano cambiare il loro modo di lavorare per denaro, eppure lo fanno in molti. Mi piace davvero fare qualcosa di diverso ogni giorno.

Non ho mai capito come le persone possano cambiare il loro modo di lavorare per denaro, eppure lo fanno in molti.

C’è stato il punto di svolta della tua carriera?

Sai, non so se voglio parlarne… voglio dire, ci sono stati tanti cambiamenti. Tutto cambia. Penso che sia la sola consolazione della vita, davvero. Voglio dire, è stato un continuo su e giù.

I fotografi americani mi dicono che gli italiani fanno tutto da soli, negli Stati Uniti siete organizzati. È così?

Sì, credo che sia vero.

E cosa pensi di questa differenza?

Quando hai una grande produzione e hai cinquanta o sessanta persone sul set, devi essere fortemente strutturato e le persone devono lavorare insieme alla perfezione. Preferisco lavorare con persone che sappiano che cosa stanno facendo. Se lavori con persone molto capaci, puoi ottenere qualcosa di migliore, ma lo ottieni solo se sei in grado di lavorare in una squadra. Non posso immaginare un fotografo americano o europeo che non riesca a lavorare in questo modo oggi. Chiunque stia lavorando ad un certo livello ha squadre molto organizzate. Conoscono l’obiettivo, desiderano l’obiettivo.

Quando hai fatto il libro con Lapo Elkann “The Italian” hai lavorato in coppia con uno scrittore, Glenn O’Brien…

…e con molte altre persone, il direttore della fotografia, l’art director, il designer. È stato molto divertente farlo, non volevo che sembrasse un libro di moda. Ci sono volute due ore per scattare le foto di quel libro.

Avete fatto tutto in due ore?

Sì, lo abbiamo girato come un video, poi abbiamo estratto le fotografie.

Ti sei divertito a farlo?

Oh sì. Ora sto cercando di farne uno su Berlusconi.

Berlusconi è divertente?

Amo la sua personalità penso che abbia avuto un’influenza incredibile su questo Paese. Molte persone la pensano in modo diverso, ma ho trovato un personaggio visivamente interessante e amo il modo in cui si esprime, il modo in cui affascina le persone, amo il modo in cui si mette in contatto le persone che lo circondano. Ti mostro una foto che gli ho fatto tempo fa.

Questa dove l’hai scattata?

Questa l’ho scattata ad Arcore, aveva appena ricevuto una telefonata e stava parlando di 250 milioni di Euro, qualcosa di simile. Quando è arrivata la telefonata ha assunto questa posa e io ho scattato questa foto. È stato super cool. Non ci sono immagini di Berlusconi come questa. Era davvero figo.

Quante volte hai detto “no” durante la tua vita professionale?

Oh, tantissime volte, ma non abbastanza. Non è così difficile come la gente immagina. Il problema è quando dico “sì” troppe volte e poi mi rammarico e litigo con la gente per questo o per quel motivo. Il pericolo sta nel venire coinvolti in qualcosa che non funziona. Bisogna dire “no” al momento giusto. È qualcosa che bisogna imparare. Certo, è più facile avere un agente che dice no per te.

Il pericolo sta nel venire coinvolti in qualcosa che non funziona. Bisogna dire “no” al momento giusto.

Prendiamo la Top 10 dei fotografi di moda al mondo. Fanno davvero lavori standard e intercambiabili?

No, Mario Testino, Mario Sorrenti e tutti gli altri fanno un grande lavoro. In molti dicono questa cosa, ma voglio difenderli perché sono sempre in grado di portare a casa un’immagine. E questo non è facile.

Perché?

Non è facile, te lo assicuro, non lo è. Sono affidabili nel senso che questi ragazzi possono sempre darti un’immagine che puoi utilizzare. Questo è quello che vogliono ottenere per i loro clienti e questo è quello che fanno.

Pensi che le migliaia immagini che vediamo ogni giorno ci dicano qualcosa del mondo?

Non guardo i social network, non guardo nemmeno le riviste a dire la verità.

Davvero?

No. Non ho aperto una rivista di moda negli ultimi cinque anni.

Che cosa leggi?

Semplicemente mi guardo intorno. Solo la scorsa settimana ho fatto un viaggio on the road dalla California allo Utah. Eravamo nella Monument Valley, era straordinario, voglio cominciare ad occuparmi di cose come queste. Sto facendo solo cose del genere.

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