rankin fotografo ritratto

Rankin: amo il caos, cerco di crearne più che posso

Rankin, tu sei una persona totalmente coinvolta in ciò che fai. Ma la passione ha qualcosa a che vedere con l’essere un professionista?

Sono appassionato al cento per cento di ciò che faccio. Non penso che sarei qui se non lo fossi. In fotografia la competizione è incredibilmente feroce. Ogni volta che mi alzo per andare a fare un lavoro, ci sono almeno altre due persone contro di me che vorrebbero fare lo stesso lavoro. Probabilmente non avrei portato a termine nemmeno un incarico se non fossi stato profondamente appassionato di questo mestiere. Per essere un fotografo professionista non devono mai distaccarsi il desiderio del fare e la strada per realizzare.

Sono appassionato al cento per cento di ciò che faccio. Non penso che sarei qui se non lo fossi.

Da trent’anni sei in grado di influenzare sia i lettori sia il modo di fare l’editore. Questo è un aspetto importante della tua vita professionale?

Grazie mille, questo è molto gentile da parte tua, ma influenzare non è necessariamente importante per me. Sono consapevole di averlo fatto, naturalmente. Ma il realtà il mio obiettivo è sempre stato creare pubblicazioni che mi sarebbe piaciuto leggere, e ho sempre avuto la speranza di parlare a differenti ambiti della società. Ma, sopratutto, dare alla società la possibilità di parlare. Con Dazed abbiamo dato voce alla cultura giovanile e alle forme di espressione degli individui. Hunger, invece, è focalizzato sui talenti creativi emergenti. Amo vedere il talento crescere e svilupparsi. I magazine sono progetti che mi hanno sempre appassionato moltissimo, li ho sempre fatti più per amore che soldi.

Dazed & Confused è nato durante un periodo di forti iniquità in Inghilterra. Pensi che l’energia nasca in momenti di crisi, quando è necessario uscire dalla comfort zone?

Sì, assolutamente, Hunger e Dazed sono nati entrambi in periodi di recessione. Sono periodi in cui vivi come se non avessi nulla da perdere, quindi perché non lanciarsi in una nuova avventura? Per questo il risultato è così sperimentale. Ho capito che la cosa che amo di più è il caos. Cerco di crearne più che posso.

Pensi che le sub culture, ma anche gli artisti, quando diventano mainstream perdano la loro forza?

In realtà, credo che la maggior parte delle sub culture e degli artisti provino a non diventare mai mainstream. Ma non è tanto un fatto di perdita di forza, quanto di perdita di visione. Quando la sub cultura diventa mainstream, diventa qualcosa di annacquato. Durante la mia carriera ho sempre cercato di reinventare me stesso, giorno dopo giorno. Questo è ciò che mi tiene fresco, pronto, attento.

Durante la mia carriera ho sempre cercato di reinventare me stesso, giorno dopo giorno.

Sei uno dei pochi fotografi impegnato in uno scouting continuo. Perché scoprire talenti è una parte così importante del tuo mestiere?

Ho sempre creduto che fosse fondamentale sostenere nuovi talenti. Sia quando sono di fronte, sia quando si trovano dietro la macchina fotografica. Parte della nostra responsabilità è dare ai talenti di domani un ambiente nel quale possano esprimersi e mostrare le loro idee. Anche questo mi tiene mi tiene sul pezzo e mi fa capire che cosa funziona. Non è tanto un fatto di prendere in prestito dal nuovo, quanto di trarre una continua ispirazione.

Hai detto molti “no” nella tua carriera?

Io odio dire “no”, chiedilo ai miei collaboratori! La maggior parte dei giorni mi detestano perché dico troppi “sì”. Ma penso che ogni richiesta sia un’opportunità per mettere un nuovo seme. In realtà, devo prendere decisioni centinaia di volte al giorno, e queste naturalmente possono essere sia negative sia positive. Tutto sta nel credere nei propri principi, sostenerli nel tempo e mantenere ciò che prometti. Qualche volta può andare male, ma mi auguro che molto più spesso vada bene.

Per essere un grande autore, devi essere molto predisposto a…

Devi tenere continuamente sollevato uno specchio sulla società e fare in modo che essa possa parlare ad alta voce. Devi dare alla società la possibilità di contare qualcosa. E devi credere profondamente che questo possa fare la differenza.

Devi dare alla società la possibilità di contare qualcosa.

Un fotografo deve costruire una nuova realtà o deve documentare ciò che esiste?

Entrambe le cose. Come fotografo, non mi sento limitato in un unico genere, in un unico approccio. Un giorno posso documentare la realtà e la nostra società, il giorno dopo posso crearne una di alternativa. Penso che il mio lavoro sia fare entrambe le cose, perché entrambe sono valide ed importanti. In più, è davvero divertente sfidare le aspettative degli altri.