poike stomps crossing europe portrait
Foto: Luc Wittebol

Poike Stomps: l’Europa è un’esperienza, non un’idea

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Poike, quale è stato l’esatto momento in cui hai pensato di partire per fare fotografie alle persone che attraversano le strisce pedonali in tutte le grandi città d’Europa?

È stato ad Amsterdam. In realtà, Crossing Europe è nato un anno prima, a New York, osservavo tutte queste persone che attraversavano la strada. Erano tutti molto indaffarati, molto immersi nelle loro cose, nel loro business. Ho provato a ritrovare la stessa scena ad Amsterdam. Dopo Amsterdam ci sono state Parigi e Londra. Ho guardato le prime fotografie e ho pensato: ok, c’è qualche differenza tra queste città, ma non così tanta. E così è iniziato il progetto, questa ricerca attraverso quarantadue paesi in Europa.

Una ricerca simbolica che riesce a raccontare l’Europa.

Bisogna partire dalla conoscenza reale che tutti noi abbiamo dell’Europa. Quando ho pensato di allargare questo progetto a tutta l’Europa, la prima cosa che ho pensato è stata: sì, ma io non so esattamente quali paesi facciano parte di questa Europa. E immagino che questo sia un pensiero comune a molti. Quante capitali, quanti paesi, ci sono in Europa? Non le conosco tutte. Così ho individuato una mia Europa geografica, che non è per forza legata ai ventisette paesi dell’Unione.

Ognuno di noi attraversa la strada per andare al lavoro la mattina, ognuno di noi segue alcune regole condivise. Quale è la cosa comune che hai scoperto in questo tuo viaggio?

Ogni individuo nella strada vive la propria vita, ha i propri impegni. Ma ogni individuo fa parte di un gruppo, segue quindi regole comuni, la giornata è segnata da orari pressoché comuni. Naturalmente questi punti in comune, a volte, sono differenti per ogni città, per ogni Paese. La vita qui ad Amsterdam ha ritmi diversi dalla vita in una città Balcani. Ma vuoi davvero sapere la cosa che tutte queste persone hanno in comune? La reazione alla mia presenza, alla mia macchina fotografica che si inseriva nelle loro vite mentre loro stavano facendo una cosa così normale come attraversare la strada.

Ma vuoi davvero sapere la cosa che tutte queste persone hanno in comune? La reazione alla mia presenza.

Alla fine del lavoro avevi molte fotografie. Come hai scelto quelle giuste per il libro?

Avevo decine di foto per ogni città, ma è stato semplice dire: questa è l’immagine che mi serve per il libro. Non ho quasi ritoccato le immagini, non volevo dare l’impressione di durezza o, comunque, non volevo cambiare la luce di quel preciso momento. Alla fine di ogni giornata, portavo a casa circa venti fotografie interessanti, ma solo una che mi faceva dire: ok, questa la città che ho visto, queste sono quelle persone che ho visto.

I lettori di questo libro guardano la città o le persone?

Probabilmente guardano le persone, o almeno vorrei che guardassero le persone. Per questo, nel libro, non ho scritto il nome della città vicino ad ogni foto. Le didascalie sono in fondo al libro. Nei musei, guardi la fotografia e poi vai a leggere il cartellino accanto per conoscere il titolo, la storia, la data. Nel mio libro, non volevo questo. Vorrei che ognuno indovinasse, o per lo meno cercasse di capire, di quale città si tratta. E gli elementi sono molti, la luce, l’atteggiamento delle persone, gli ambienti sullo sfondo. È un’esperienza.

È un gioco, ma anche qualcosa di più.

Sì, è sicuramente qualcosa di più di un gioco.

Perché nella prefazione al libro scrivi che l’Europa è un’esperienza, non un’idea?

Ogni Paese vuole che entrare, o restare nell’Unione Europea, deve rispondere a requisiti, per lo più, finanziari. Il percorso proposto è omologare i Paesi, farli diventare sempre più omogenei da un punto di vista economico. Questo è naturalmente impossibile. E allora credo che tutto ciò che puoi creare è un’esperienza, l’esperienza dell’Europa. Se attraversi l’Europa, ti rendi conto che ogni angolo di questo continente ha un dettaglio che lo rende differente e unico. Ti ho detto poco fa che ho trovato molte parti comuni, ma in realtà ogni città è differente: nel comportamento, nel modo in cui godiamo delle cose, nel modo in cui viviamo la vita. Per me è stata un’esperienza.

Una curiosità. Adesso devi rispondere a molte interviste sulle questioni politiche europee. Ma tu sei un fotografo…

Già, e posso dirti che è più divertente di quanto pensassi. Faccio un altro mestiere, non sono un esperto di affari europei e non potrò mai essere un esperto. Ma, con il mio lavoro di fotografo, posso portare la mia visione, la mia esperienza. La fotografia, alla fine, è una scusa per parlare di qualcosa di più ampio e che ci riguarda tutti.

Con il mio lavoro di fotografo, posso portare la mia visione, la mia esperienza. La fotografia, alla fine, è una scusa per parlare di qualcosa di più ampio e che ci riguarda tutti.

Torniamo al tuo viaggio attraverso l’Europa.

Beh, sono andato per qualche giorno nelle varie capitali. E, quando tornavo, molte persone mi dicevano: perché non sei andato nel tale posto, è così bello! Le prime volte avrei voluto tornare indietro e visitare tutto il Paese, non solo le grandi città. Ma, in realtà, ho capito che non cercavo altro. Nella grande città riuscivo a trovare qualcosa di nuovo, la sintesi di cui avevo bisogno.

Treno, aereo o automobile. Il mezzo di trasporto ha fatto la differenza?

Ho viaggiato molto in aereo, il mezzo più semplice e anche più economico, ma avrei voluto viaggiare di più con altri mezzi, per ottenere quel senso di avvicinamento alla città che, in aereo, non puoi avere. Per andare da Amsterdam a Roma, entro in una metropolitana qui ad Amsterdam, prendo un aereo, entro in un’altra metropolitana ed esco dal sottosuolo in una piazza di Roma. È come viaggiare in una scatola. In questi giorni partirò per un nuovo progetto negli Stati Uniti e ho deciso che userò esclusivamente l’automobile. Andrò in tutti i cinquanta paesi degli Stati Uniti, e lì cercherò di capire, e fotografare, l’interazione tra le persone.

Hai trovato molta differenza tra l’Europa geografica e l’Europa politica?

Intanto dobbiamo essere uniti, ma non dobbiamo essere uniti sulla carta. Per questo continuo a pensare ad una esperienza quando penso all’Europa. Se chiedi a qualcuno quanti paesi ci sono in Europa, qualcuno ti risponderà ventinove, qualcuno ventuno, qualcuno ventotto. E allora, la Georgia fa parte dell’Europa? Dal mio punto di vista alcuni paesi sono europei, come il Liechtenstein, mentre altri appartengono all’Asia o al Medio Oriente. Queste sono le nostre percezioni reali, insomma, che non hanno nulla a che vedere con la geografia ufficiale, politica o economica.

Noi europei abbiamo l’impressione di conoscere molto bene l’Europa. A Roma, Parigi, Berlino troviamo cose che riconosciamo. Hai mai avuto l’impressione di essere finito su un altro pianeta pur essendo in Europa?

Probabilmente gli scenari più diversi li ho vissuti nei Balcani, in Albania. In quell’area le cose sono davvero diverse rispetto all’Europa che noi immaginiamo. Ma, quello che voglio dire è che chi vive in questa nostra parte dell’Europa ha una impressione completamente sbagliata dei Balcani. Mi hanno detto che avrei avuto bisogno di un interprete, di una scorta, mi dicevano di stare molto attento. In realtà, sono i luoghi più sicuri che abbia mai visto. Sì, lì mi sono trovato in un altro pianeta rispetto a quello che, con i nostri pregiudizi, immaginavo.

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