Long Thanh fotografo ritratto

Long Thanh: fotografare è cucinare ad arte

Long Thanh, perché le tue foto sono tutte in bianco e nero?

Credo nel bianco e nero e nella bellezza dei contrasti. Per me non esiste una foto migliore per raccontare le realtà, per immortalarla. Il bianco e nero, semplicemente, è bellissimo.

Quando hai cominciato a fotografare?

A 13 anni. Ho imparato tutto da mio zio, gironzolando nel retrobottega dei suoi due negozi di fotografia. Guardavo quello che faceva, gli ronzavo attorno, toccavo tutto e imparavo. La vecchia scuola: imparare senza fare troppe domande. Un po’ come stare a bottega.

Non vivi nella capitale del Vietnam Hanoi, e nemmeno a Ho Chi Minh City, ma a Nha Trang, una piccola città di mare.

Sì, sono nato e vivo da sempre qui. Nha Trang è la mia casa, amo la sua natura e i suoi ritmi rilassati. La mia famiglia non era ricca, io sono il 9° di 11 figli, e non ho frequentato una scuola di fotografia.
Mio papà era cinese, mia mamma vietnamita. Una donna minuta, bellissima, proprio come mia figlia, che ti presenterò, oggi è qui. L’altra mia figlia assomiglia più a me, anche come carattere.
Loro vivono a Saigon, mia moglie e io invece stiamo in questa casa che era di mio zio, l’ho comprata da lui, e qui ho creato il mio atelier e il mio studio.

Ho imparato tutto da mio zio, gironzolando nel retrobottega dei suoi due negozi di fotografia.

C’è una splendida vespa beige d’epoca, parcheggiata qui fuori, davanti all’entrata del tuo studio.

Lei è una delle mie preferite. Amo le vespe, le colleziono e le restauro. C’è n’è una anche qui nello studio, hai visto?

Eccome. Bellissimo qui, sei circondato dalle tue macchine fotografiche e dai tuoi scatti. C’è un’atmosfera stupenda.

Sì. Ogni foto che vedi è un pezzo unico, scattata e sviluppata da me. Amo tutto della fotografia. Mi piace scattare e anche sviluppare, creare la foto dalla A alla Z. Il problema è che in Vietnam non viene prodotto alcun materiale fotografico. Devo comprare tutto dall’estero: la carta dall’Inghilterra, la pellicola dall’America – uso la Kodak da sempre – e i reagenti chimici dalla Germania. Mi costa un occhio della testa, e sta diventando sempre più dispendioso. La carta inglese è salita ancora di prezzo, vedrò come fare. Per fortuna ho molti amici che mi danno una mano a trovare tutto il materiale che mi serve. Il bello è anche questo: la fotografia è passione, studio e dedizione, ricerca continua.

Il bello è anche questo: la fotografia è passione, studio e dedizione, ricerca continua.

Come nasce una tua foto?

Prima di scattare si crea sempre un feeling particolare con il soggetto: ogni foto nasce così, mai a caso. Dietro a ogni scatto c’è sempre un momento di complicità e un attimo irripetibile.

Una delle foto che preferisco è quella del ragazzino che si diverte a saltare da una groppa all’altra di bufali immersi nel fiume. Mi racconti come e quando l’hai scattata?

L’ho scattata nel 1999, in un villaggio a circa una decina di chilometri da Nha Trang, tra i campi e le risaie. Era di mattina presto e camminavo lungo il fiume, con la macchina fotografica al collo.
Il ragazzo che vedi nella foto mi ha visto, e mi ha sorriso. Ha capito che ero lì per fare delle foto. Allora ha cominciato a divertirsi, a mettersi un po’ in mostra: a un certo punto è saltato in groppa a uno di quei bufali che stavano facendo il bagno nel fiume, e ha cominciato a saltellare da uno all’altro, come fossero i sassi di un ruscello! E’ stato molto divertente e naturale, anche i bufali non sembravano per nulla sorpresi. Scommetto che quel ragazzino si divertiva così ogni giorno! E’ stato straordinario poterlo immortalare.
La fotografia è anche questo, sorprendersi e condividere.

E la luce?

La luce è una delle componenti più importanti in fotografia. A me piace particolarmente la luce soft – quella che illumina ogni cosa, soffusa – per una questione di stile. Per questo adoro fotografare di mattina presto, subito dopo l’alba. E’ un momento speciale, perfetto per fotografare. Anche la sera, quando la luce si scalda, appena prima del tramonto.

La luce è una delle componenti più importanti in fotografia.

Com’è essere fotografi, qui in Vietnam?

Qui in Vietnam non ci sono vere e proprie scuole di fotografia. Come ti dicevo, recuperare il materiale per la fotografia analogica è impossibile. Diverso il discorso per il digitale, chiaramente. Mi capita spesso di far parte della giuria in competizioni e concorsi di fotografia, ma da tempo ho deciso di non partecipare più a concorsi internazionali né nazionali con le mie foto. Sai, io ho le mie idee a riguardo. Non amo la piega che stanno prendendo molte di queste competizioni, lo show off, l’uso selvaggio di Photoshop. Ci sono dei colleghi vietnamiti che stimo moltissimo, e quando ci capita di collaborare è sempre un piacere. Le Hong Ling e Ly Hoang Long: sono giovani, in gamba e hanno talento. Credono molto in quello che fanno.
A proposito di NicK Hut, invece, e il suo famoso scatto da Premio Pulitzer, ho da mostrarti una foto. Siamo e io Kim Phúc, la bambina della foto. Ci siamo incontrati in America, e lei mi ha raccontato un po’ della sua storia personale riguardo a quella foto, tanti retroscena che però non ti posso raccontare. Le ho fatto una promessa. (n.d.a: qualcosa mi racconta.)

Cos’è per te una foto originale?

É una foto pensata, studiata e realizzata artigianalmente. É come un buon piatto di spaghetti, cucinato ad arte, tagliando le verdure una a una e condendo con il miglior olio d’oliva e Parmigiano.
Una foto ritoccata con Photoshop per me è come quello stesso piatto di pasta, ma condito con maionese e ketchup: può piacere, ma non è la stessa cosa! Molti mi dicono che sono all’antica, ma non è così.
Mi piacciono le nuove tecnologie, e tutto il resto (n.d.a: mentre parliamo non molla un secondo il suo iPad). Sono un purista della fotografia, questo sì. Il bianco e nero digitale, oltretutto, non assomiglia nemmeno lontanamente a quello della pellicola. E’ un monocromo, non un bianco e nero.

Hai una magnifica collezione anche di macchine fotografiche. La tua preferita?

Amo le mie Leica d’epoca, ma la mia preferita è questa. Te la vado a prendere perché devi vederla bene da vicino: è una Hasselblad SWC/. lente Zeiss e corpo svedese. È la mia fidanzata svedese!

So che sei affascinato dall’Europa e dal suo stile di vita, che ami il vino e la buona cucina. Sei mai stato in Italia?

No, non ancora, ma le mie foto sì, in due occasioni: a Lecco, alla Galleria Melesi che mi ha dedicato una mostra personale nel 2009. E a Roma, in occasione del Festival della Cultura Vietnamita.
Ora vorrei davvero venire in Italia, per fotografare a modo mio i chiaroscuri di quelle viuzze affascinanti. Mi piacerebbe molto, anche perché adoro il vostro stile e la vostra cucina.
Mi piacerebbe poter raccontare il vostro paese attraverso le mie fotografie e il mio stile. In bianco e nero, non serve nemmeno che te lo dica.