kate garner fotografo ritratto

Kate Garner: arte e fotografia possono ancora fermare il tempo

Kate, le tue fotografie non sempre sono esposte sotto forma di stampe incorniciate. Utilizzi supporti particolari, tessuti glitterati, video… scattare la fotografia è solo un punto di inizio per il tuo lavoro?

Sì, a volte è solo l’inizio. Mi piace lavorare con la fotografia digitale, quindi stampare, tagliare, fare collage, rifotografare, elaborare l’immagine al computer, stampare di nuovo e poi lavorare ancora una volta sulla stampa. Così ho lavorato, per esempio, per il progetto Icon from Yes People, in particolare su Kate Moss 06.

Mi piace lavorare con la fotografia digitale, quindi stampare, tagliare, fare collage, rifotografare, elaborare l’immagine al computer, stampare di nuovo e poi lavorare ancora una volta sulla stampa.

Nella tua vita hai fatto anche molta musica. Fotografia e musica sembrano essere le forme d’arte universali, il pubblico comprende sempre una fotografia o una canzone. Perché è così?

Perché l’arte può fare ancora fermare il tempo e quando un essere umano non è vincolato al tempo, si realizza la comprensione universale.

Anche la tua vita è una forma d’arte, fatta di fughe, avventura, viaggi. Quando fotografi che cosa includi e che cosa lasci fuori?

Cerco di lasciare fuori il “WHY” e il “MY”.

Tu hai collaborato con Sinead O’Connor, hai realizzato il booklet di The Lion and the Cobra. Se guardi quelle fotografie, perché pensi che siamo ancora così legati a Sinead O’Connor di quegli anni?

Perché allora Sinead O’Connor non rappresentava nulla. Adesso si porta addosso troppe etichette, e le persone non riescono più a vedere la sua arte.

La fotografia di moda è ancora capace di farci capire il mondo?

La moda è imperniata su una visione umanocentrica del mondo. Il mondo della moda è convinto che l’essere umano sia centrale e sia il fine ultimo di tutto. E’ per questo che la moda usa la pelle di un animale torturato per produrre vestiti, perché l’animale è una non-entità in questo mondo, sono gli esseri umani a regnare sovrani. Mentre io credo che vestire l’essere umano abbia una importanza relativa, da collocare correttamente nel tempo e nello spazio. In questo momento credo che ciò di cui la razza umana ha più bisogno è de-enfatizzare questa mentalità che mette l’uomo al centro di tutto.

La moda è imperniata su una visione umanocentrica del mondo.

Hai fotografato Bjork e collabori con la sua etichetta discografica. Bjork ispira il tuo lavoro?

In realtà è mio marito Emit Bloch a collaborare con l’etichetta “One Little Indian”. Apprezzo molto il lavoro del proprietario della casa discografica, Derek Birkett. No, Bjork non ispira particolarmente il mio lavoro, ma l’ho fotografata molte volte e mi ha sempre trasmesso la sua libertà di spirito.

Tu sei cresciuta e hai fotografato molto a Londra, nel pieno degli anni ’90: il contesto ti accomuna a Corinne Day. Ti consideri una documentarista come è stata lei o l’approccio è stato diverso?

Il mio lavoro di documentazione e ricerca avviene più nel lavoro che faccio sulle foto dopo averle scattate. Corinne Day è riuscita a fare documentari nell’ambito della fotografia di moda, una cosa davvero molto difficile e dai risultati sorprendenti.

Quando capisci che vuoi cambiare progetto e passare al successivo?

I miei progetti si fondono l’uno nell’altro. E’  tutto un grande collage.

Hai eliminato la patina dalla maggior parte delle star che hai fotografato, al tempo stesso hai creato dei classici. Perché vuoi mostrarle così al pubblico?

Perché sotto le icone ci sono gli esseri umani.

Ti senti più a tuo agio con il lavoro per i magazine o con le mostre in galleria o in spazi istituzionali?

In qualche modo, mi sento più realizzata quando una mostra o uno shooting riguarda ciò che sto provando in quel momento, piuttosto che quando lavoro su ciò che una galleria o una rivista sa che sicuramente si venderà.

Mi sento realizzata quando una mostra o uno shooting riguarda ciò che sto provando in quel momento.

Ti esponi molto per la tutela degli animali e della natura. La fotografia, anche di moda, può cambiare le cose su questi temi?

Sì, credo che si possa fare molto su questo tema. È strano combattere le crudeltà e mancanza di cura, che sono il prodotto del capitalismo, all’interno di una struttura capitalistica, ma ci sono persone come Stella McCartney che lo stanno facendo bene e che sono fonte di ispirazione per me.