Nuova Intervista

Adam Ferguson: non credo nella verità, la fotografia è un medium molto interpretativo


Adam Ferguson, perché nonostante tutti gli scenari di guerra in Afghanistan che hai fotografato, hai scelto di fare un lavoro sui ritratti? 

Sono stato in Afghanistan circa venti volte in otto anni. Per dieci volte sono stato embedeed con l’esercito americano e ho realizzato molti reportage. Durante il mio ultimo viaggio, lo scorso anno, ho pensato di lavorare sulle emozioni che mi davano i volti degli afghani. Quindi di fare qualcosa di più astratto, qualcosa di più distillato, rispetto ad un reportage.

Quando vai in un luogo di guerra, devi trovare un punto di vista. Ti interessa che coincida con la verità?

Questa cosa si ricollega alla risposta precedente. Nella nostra mente abbiamo molte immagini di guerra, di combattimenti, di vittime. Nei miei ritratti ho fotografato tutte queste situazioni. Sono simboli, sono iconografie. Non credo necessariamente nella verità, nella verità della fotografia, credo che la fotografia sia un medium molto interpretativo. Penso che nel fotogiornalismo la verità sia molto variabile nelle sue rappresentazioni. E penso che il fotografo si avvicini alla verità con un atteggiamento soggettivo. Giriamo tutti intorno alla verità e non penso che ci sia alcuna verità.


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