Nuova Intervista

Michael Wolf: mi interessa la metafora della densità


Michael Wolf, ho letto che sei un grande collezionista di oggetti. Per questo i tuoi progetti sono così seriali?

È vero. Quando ero bambino mia mamma mi portava al mercato, acquistavo una grande quantità di giocattoli economici, mi piaceva collezionarli. La fotografia è sicuramente una forma di collezionismo. Nelle mie serie fotografiche non lavoro mai su uno o due soggetti. È facile fotografare una sedia, può essere un caso. Ma se fotografi cento sedie, allora si crea un significato, e questo va al di là del caso. Fotografare l’architettura, gli oggetti, i giocattoli, le persone è la mia forma di collezionismo. Quando ho fotografato per la prima volta i giocattoli, ne avevo circa seicento. Li ho messi sul pavimento, occupavano un’area molto grande ma non ero ancora soddisfatto, così ho deciso di metterli su una parete, e tutto ha avuto un altro potere. È così che è nata quella installazione.

Questa idea di serialità è in progress, o quando inizi un progetto dici “non fotograferò una sedia, farò una serie di sedie”?

Di solito è tutto in progress. Cerco sempre di fare in modo che la mia mente segua la mia pancia. Tutti i miei soggetti hanno un interesse visuale per me. Scatto le mie foto, poi la sera torno a casa, scarico i file sul mio computer e spesso realizzo improvvisamente di avere una serie di fotografie su un determinato soggetto. Da qui, inizio ad organizzare il lavoro.


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